Senso del tempo durante la malattia autoimmune

Senso del tempo durante la malattia autoimmune

Quell’anno è stato il secondo peggiore tra i  due  peggiori in  assoluto  di tutto quel periodo così lungo che sembrava non avere mai una fine.
Ho ricordi così confusi che realmente quasi non ne ho di precisi.
E’ stato proprio in quell’anno che ho perso anche il mio numero di cellulare perché non lo tenevo mai accesso, il mio 338…cui ero molto affezionata. Non volevo comunicare con nessuno. Avevo bisogno di stare sola e studiavo giorno e notte nei momenti in cui l’energia me lo consentiva. In quel periodo purtroppo mi convinsero a fare cortisone, non il comune cortisone ma l’Acth con il Synachten.  Un farmaco molto potente che  utilizzano  anche nel caso di linfomi e altri mostri simili, così come nel dooping più sfrenato.

Una iniezione così  potente che  poteva  avere  effetti avversi molto importanti e io  ne  ero consapevole, non  perché fosse scritto nel bugiardino, ma  perché  mi ero ben  informata.  Ricordo che mia  mamma sapeva  i rischi  e appena facevo  l’iniezione  poi non mi  mollava  fino a  quando non era sicura che il  mio  cuore reagisse nel modo giusto, sì perché quel farmaco faceva salire molto la pressione e mi ricordo bene come il viso che ad un certo punto diventasse rosso e caldo, mi sentivo avvampare avevo vertigini ma non avevo paura. Non avevo paura perché in quel periodo, pur tentando varie terapie, nel mio profondo, iniziai a desiderare di non curarmi più.

Perché anche quel farmaco non funzionava e lo sentivo… Perché quello fu sì un anno terribile ma fu anche l’anno in cui nel mese di maggio vidi un messaggio. Un messaggio diciamo “in bottiglia” che risaliva  quasi ad un anno prima, un tempo interminabile se pensiamo a quanto i mezzi di comunicazione siano ormai immediati e veloci. Si trattava del messaggio della sola persona che, in passato, era riuscita a farmi battere il cuore, non per paura, ma per bellezza totale di quello che provavo per lui tanti, troppi anni addietro.

Avevo solo 16 anni, l’età in cui si pensa solo a giocare e passare fantastiche estati memorabili al mare possibilmente. Non poteva essere lui!! La mia mente non lo accettava, proprio ora che vivere non potevo più. Proprio ora “no” mi urlava dentro. Fu l’anno in cui tentai di sparire e ora mi vergogno così tanto solo di averlo pensato che, dal dispiacere, mi si gela il sangue, anche se, dentro di me mi perdono, sapendo come fossi arrivata davvero al limite, perché non riuscivo davvero a vivere più in quelle condizioni.

La notte il farmaco mi dava allucinazioni e insonnia grave così ho passato mesi in privazione totale di sonno. Gridavo per ore dal dispiacere, dalla tensione, per fortuna dormivo in una stanza lontana, dove in pochi sentivano, e, comunque, soffocavo pianto e grida come potevo e nemmeno mi interessava più di tanto se qualcuno mi sentiva. Ero arrivata al massimo di 72 ore di fila senza chiudere occhio nemmeno per 5 minuti.
Un vero incubo.
È stato un anno che ho voluto cancellare totalmente dal cuore e dalla mente, è un anno che è ancora troppo vicino da dimenticare ma già troppo lontano per rubare ancora tempo al presente.
È stato  un anno  che vorrei  barrare da ogni agenda e calendario.  Non avevo  più  la forza nemmeno  spirituale  per correre dietro ai miei sogni. Senza gambe non ero niente. Potevo ancora pensare sì, respirare, vedere e parlare, ma io rivolevo le mie gambe e la mia pancia e il controllo del mio corpo. Solo loro. Perché li avevo dati sempre per acquisiti e scontati invece loro mi hanno fatto capire che di scontato non esiste proprio niente.

Ci sono tanti anni nella vita in cui tutto si può e niente si realizza, poi arrivano quelli in cui quasi per beffa tutto si realizza ma niente si può più fare.

La vita  in  quell’anno  maledetto  mi  passò  davanti e non riuscivo a vederla, mi è sgusciata, sfuggita  proprio  via.
Nei pochi attimi di pace, cercavo di andare al centro di me, chiudevo gli occhi, respiravo e ancora non sapevo che eri tu la vita che più di ogni altra volevo.

“La Speranza
è un dolore che non si arrende”

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