Coronavirus: cos’è successo davvero in Lombardia?

Coronavirus: cos’è successo davvero in Lombardia?

In un momento così drammatico, come quello che sta attraversando il nostro paese,  dovrebbe esserci massima coesione e collaborazione da parte di tutti, invece ogni giorno sono sempre maggiori le polemiche circa quello che si poteva fare e non si è fatto, in particolare per quanto riguarda il riparto di competenza tra regioni, comuni e Stato durante l’emergenza.

In particolare proprio la regione Lombardia, quella che ha dovuto affrontare l’esplodere violento dell’epidemia, è sotto attacco su vari fronti da giorni e viene criticata da parte di persone che, evidentemente, sono lontani da capire quello che realmente è accaduto su questo territorio in prima linea contro il virus.

Sul punto è intervenuto a chiarire Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, durante la puntata di Fuori dal Coro del 7 aprile scorso.

Pochi giorni prima, alcuni articoli riportavano la notizia secondo la quale, lo stesso Gallera avrebbe ammesso che la Regione Lombardia avrebbe potuto istituire la zona rossa prima che lo facesse il Governo per delimitare i territori più colpiti dall’emergenza sanitaria.

In realtà, come spesso accade in questi casi, i titoli creati ad hoc per attirare lettori non corrispondono alla realtà dei fatti e nemmeno alle spiegazioni date sul punto dallo stesso assessore.

E’ vero che, durante una precedente trasmissione televisiva, Agorà su Rai3, Gallera aveva specificato che esiste una legge (Legge n. 833 del 1978 art. 32  ) che avrebbe consentito di  dichiarare i Comuni di Nembro e Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, zona rossa ma tale affermazione non corrisponde ad alcuna ammissione di colpa circa le misure urgenti che avrebbero potuto essere disposte anzi…

Sempre Gallera ha precisato che, nonostante fosse in astratto possibile, non rientra, tuttavia, tra le competenza della Regione poter disporre delle forze dell’ordine e delle forze armate. Afferma l’assessore che “Noi ci siamo confrontati anche con i prefetti che ci hanno detto: non potete essere voi a dirci cosa dobbiamo fare. Se siamo in uno Stato ognuno ha le sue competenze. Questa non rientra nelle competenze istituzionali e costituzionali delle Regioni”.

Durante la puntata di Fuori dal Coro gli è stato nuovamente chiesto di chiarire circa la presunta responsabilità della Regione Lombardia sulla possibilità di istituire la zona rossa prima che intervenisse il Governo.

Ha premesso che “In venti giorni siamo passati da zero a 8 mila contagiati, da zero a 600 persone nelle terapie intensive, in tre settimane si è abbattuta un’onda pazzesca che ha colpito soprattutto i più fragili. In alcuni giorni le autoambulanze sostavano una dietro l’altra per ore e ore davanti agli ospedali perché dentro l’ospedale non c’erano le barelle per andare a prendere le persone”. In questa difficoltà tutti hanno fatto il massimo sul territorio, anche i medici di medicina generale, che non avevano gli strumenti, perché era il Governo che doveva approvvigionare la Protezione civile per una straordinaria emergenza”. “Ricordiamo – ha detto Gallera – che le Regioni sono chiamate e giudicate sull’attività ordinaria. Lo Stato dà alla Regione i soldi per gestire le attività ordinarie ma quando devono essere comprate 200 milioni di mascherine, se lo avessi fatto avrei avuto la Corte dei Conti…”

Precisa che il 3 marzo 2020 proprio lui stesso ha chiesto l’istituzione della “zona rossa”, come risulta da un verbale dell’Istituto Superiore di Sanità; “c’è stata una telefonata tra me, il mio Direttore Generale e il Presidente Brusaferro, in cui gli dicevamo che il dato di contagiati  di Alzano e Nembro era troppo anomalo e preoccupante e gli abbiamo inviato una mail con i comuni e il numero dei contagi per ciascun comune. Lui fa un verbale e mi dice – Stiamo andando a consegnare il  verbale che chiede la “zona rossa” al Presidente del Consiglio dei Ministri. Il giorno 4 o 5 marzo arrivano decine di mezzi militari, per cui abbiamo detto: “c’è la zona rossa”. Se uscivamo prima (dichiarando la zona rossa) ci sarebbe stato un conflitto col Governo, nel momento in cui abbiamo le rassicurazioni da parte del massimo Istituto Superiore di Sanità, il quale dice che sta andando al Governo… se avessimo anticipato (e dopo mezza giornata era il Governo a fare la zona rossa) potevano accusarci di essere quelli che rompono la coerenza istituzionale ed i rapporti istituzionali col Governo; ricordiamo che fino a quel momento ogni passo era stato assunto dal Governo di intesa con la Regione Lombardia e poi, alla fine, tre giorni dopo, è stata fatta una zona rossa che vieta alle persone di muoversi e tutto ciò che era previsto per la zona rossa di Codogno è stato esteso a tutta la Regione.

https://www.lastampa.it/milano/2020/02/23/news/coronavirus-nessun-blindato-nella-zona-rossa-del-lodigiano-ma-vigilanza-diffusa-dei-carabinieri-e-unita-mobile-coi-medici-dell-arma-1.38506501

Capire bene il riparto di competenza tra Regione e organi centrali in questo momento non è un questione politica o di mero diritto ma, fino a che rimarrà lo stato di emergenza per i possibili contagi da Coronavirus, è questione di grande attualità e importanza. Nelle prossime settimane infatti sarà necessario disciplinare in modo puntuale e preciso le fasi successive alla prima che stiamo vivendo da marzo. Perché non si ripeta il rimpallo di responsabilità chiariamo prima a competenza a disciplinare i vari aspetti della vita di ciascuno di noi, dai negozi e attività, ai trasporti, agli uffici pubblici.

Non è che si noti molto desiderio di fare chiarezza sul punto da parte delle autorità centrali e spero che presto giuristi ed amministratori locali riescano ad avere delle risposte chiare in merito.

 

 

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