Come l’autostima influenza la salute. Self-esteem and health (parte I)

Come l’autostima influenza la salute. Self-esteem and health (parte I)

Quando il nostro corpo inizia ad andare “contro di sé” e a provocare danni ai tessuti come avviene nelle malattie autoimmuni e nelle malattie degenerative così come nel cancro?
Non lo fa all’improvviso senza ragione o senza dare dei chiari segnali che spesso ignoriamo per noncuranza o paura.
Gli effetti, che si vedono esplodere ad un certo punto, sono stati preparati negli anni e anticipati da una serie di abitudini e fattori fisici ma anche mentali, psicologici e animici.
Tra gli elementi psicologici la bassa autostima è quasi sempre presente nel profilo delle persone che poi dovranno affrontare seri problemi fisici e malattie autoimmuni.

La definizione di autostima comprende molti aspetti della personalità e della vita del soggetto come la soddisfazione di sé, l’intima consapevolezza del proprio valore e la fiducia nella propria capacità di svolgere un determinato compito.
E’ un tema vastissimo, talmente sconfinato che torneremo a trattarlo in diversi articoli.
Iniziamo col prendere consapevolezza del legame stretto tra “autostima” e salute.
Autostima e salute sono strettamente collegati, l’uno dipende dall’altro, e l’uno influenza l’altro in modo del tutto biunivoco.

Il corpo, privato da questo elemento fondamentale per il suo equilibrio per tanti anni , viene portato in uno stato costante di alterazione e stress alla fine si ammala (c.d. stress ossidativo); così quando il corpo ha delle alterazioni fisiche più o meno evidenti, uno degli aspetti più importanti è la tendenza a vedere intaccare anzitutto la propria autostima fino a deprimersi.
E’ molto difficile ammettere che abbiamo una scarsa valutazione di noi stessi (e di conseguenza del mondo circostante) e riuscire a farlo comporta essere giunti ad un punto decisivo nel proprio cammino interiore, significa non voler più dipendere dagli altri per ciò che riguarda la definizione delle proprie capacità; smettere con la ricerca continua del consenso degli altri, non stare in tensione costante per sentirsi sempre vulnerabili e in ansia.

Come altri stati della persona che creano malessere, depressione, e angoscia anche quello della svalutazione di sè non può essere risolto con semplici sedute di psicoterapia, parlare e rendersi conto che siamo “affetti” da bassa autostima non porterà a risolvere questo problema ma sarà solo un punto di partenza.
Nemmeno dedicarsi al “pensiero positivo” e, come si legge in alcuni libri e corsi di autostima, iniziare la mattina guardandosi allo specchio e ripetersi parole quali: “sei meraviglioso”, “va tutto bene”, “la tua vita è stupenda” può aiutare a risolvere. Ho visto, nel corso degli anni, diverse persone che si erano affidate a questo tipo di approccio mentale non risolvere molto poiché stavano facendo solo lavoro fittizio e molto superficiale sulle emozioni.

Il risultato è stato spesso quello opposto al desiderato ossia non eliminare il problema di base ( in questo caso la svalutazione di sè) e occultare le emozioni autentiche, “spingendo” il problema ancora più in profondità fino a somatizzare nel corpo. Si passava cioè da un emozione disfunzionale a un vero e proprio danno d’organo come una gastrite o colite cronica fino ad arrivare a problemi di salute più seri quali malattie degenerative e autoimmuni.

Anzi spesso un diagnosi di “cronicità” altro non è che il riconoscimento nero su bianco di un tratto del carattere e della personalità che è disarmonico e che si ripete nel tempo fino a ledere le cellule.
Cosa fare allora?

1) rendersi conto del problema

2) non giudicarsi negativamente per questo

3) non occultare o evitare il problema con tecniche psicologiche che poi non portano a risoluzione

4) cercare se possibile di capire dove questo problema ha le proprie radici (spesso nell’infanzia, nel rapporto con uno o due genitori, nel cattivo rapporto con un insegnate, bullismo a scuola o mobbing al lavoro ecc..)

5) non avere fretta nel risolvere la bassa autostima ma avere molta pazienza con se stessi praticando gentilezza e self- compassion

6) partire dal corpo ed entrare in intimo ascolto delle proprie esigenze e cercare di seguirle senza andarvi contro

Questo è solo un elenco semplificato di quanto si può fare concretamente per cambiare. Partire da questi punti significa iniziare davvero la risalita psicologica e poi fisica per rafforzare quanto negli anni ha subito attacchi e svalutazione da parte di se stessi e del mondo esterno.

Significa avere a che fare con emozioni difficili da gestire e dolorose come la vergogna, la rabbia, la paura, il senso di colpa, la tristezza che sono tutte collegate tra loro e spesso nascondono al centro la bassa stima di sé e nel proprio valore.

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